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Opzioni Binarie sono passate di moda?

Quando il mercato crolla, gli investitori in azioni piangono.

Invece quelli che fanno trading in opzioni binarie Gioiscono, ma il mercato non sale e non scende per la maggior parte del tempo.

Per la maggior parte del tempo le azioni si muovono lateralmente, attorno a un certo prezzo.
E questo, per chi investe in azioni e’ comunque male. Perche’ si perde tempo e quindi si perdono soldi (investiti in azioni che non rendono).
Invece, chi fa trading in opzioni binarie gioisce di nuovo.

Perche’ sa come guadagnare con le opzioni anche quando le azioni si muovono lateralmente.

(chi investe in opzioni binarie sa guadagnare con tutti gli andamenti del mercato!)”

 

Siamo partiti da questa frase per analizzare il settore delle Opzioni Binarie e capirci qualcosa di più.

Ci siamo avvicinati a questo settore con un briciolo di curiosità e anche cautela circa un anno fa , all’inizio siamo andati cauti e con i piedi di piombo, e tuttora continuiamo a farlo, visto che stiamo osservando e stiamo applicando alcune regole base per poter davvero portare profitto senza incorrere in batoste, ma soprattutto perchè chiunque  piacerebbe  gestire i propri risparmi e farli fruttare e non affidarli a qualcuno senza interessarsene personalmente.

 

Partiamo da alcune regole base.

Nelle Opzioni Binarie ricorda sempre

Innanzi tutto è importante scegliere bene la giusta piattaforma di trading , quella che ti possa dare anche la possibilità , soprattutto all’inizio, di fare esperienza usando un fondo virtuale, e quindi senza alcun rischio, e quella che secondo noi, dopo un bel pò di ricerche  è risultata una delle migliori per costi/benefici è 24Option , perchè di ultima generazione ma dalla grafica essenziale ed intuitiva, anche nella sua versione Mobile ed Android.

Ma soprattutto perchè ha una gamma di 110 assets divisi in quattro categorie: indici, valute, materie prime ed azioni. I tipi di trading possibili spaziano dal classico alto/basso, tocca/non tocca , sopra/sotto alle opzioni intervallo e  all’opzione a breve termine (30 e 60 secondi) molto profittevoli ma rischiosissime (quindi io personalmente le sconsiglio), e quella di chiusura anticipata, entrambi prodotti lanciati da 24option e al momento disponibili solo su pochissimi altri broker.

Abbiamo verificato la sede:

  • 24Option ha la sua sede principale a Cipro, ma ha uffici in tutto il mondo, è un broker regolamentato da Cysec  (ente investito dall’Ue per il controllo dei broker online) e dalla Consob, i suoi fondi sono garantiti e nessun nostro trader potrà mai incappare in brutte sorprese, cosa già accaduta anche con broker apparentemente grandi e affidabili.
  • La cosa interessante di 24Option  è quella che ha un centro educativo online, consultabile gratuitamente, e un conto demo con soldi virtuali (attivabile gratuitamente dopo il primo deposito) che permette anche ai traders meno esperti di orientarsi con successo nel mondo delle opzioni binarie, oltre ad account managers personali che gratuitamente seguono ciascun trader nella sua esperienza con le opzioni binarie.
  • Il deposito minimo è di 250$ e il trade minimo di 24$, il payout è dell’89% e il trade massimo e’ di 100.000$. Ma la cosa più interessante è che 24Option offre segnali di trading, essenziali per valutare l’opzione e decidere se investire o no.
  • Altra cosa interessante è il Free Risk Trade che permette al Trader di riavere, in caso di perdita, l’intero importo nuovamente disponibile ed i bonus fino al 100% a seconda del tipo di conto scelto (da standard a platino).

 

Quindi dopo aver analizzato alcune caratteristiche essenziali sulla piattaforma (poi naturalmente esistono tante altre piattaforme valide ma questa è quella che mi ha dato più sicurezza) si passa ad analizzare sul come iniziare.

Il nostro consiglio spassionato è quello di caricare il minimo , e nel caso di 24Option sono 250$, ma non iniziare da subito a investire REAL, ma  attivare da subito il Conto Demo e iniziare da li,  restare sul conto Demo fino a quando non hai capito bene come funzionano i grafici e soprattutto seguendo le notizie in tempo reale del mercato .

Si usa la piattaforma gratuita in tempo reale di Investing.com (Sessione Calendario Economico).

Questa parte è molto importante , potrai notare che le informazioni hanno accanto delle teste di toro, più teste di toro ci saranno (massimo di tre) accanto alla notizia e più per quella data notizia il mercato sarà più movimentato e volubile…ed è li che si faranno le operazioni più importanti.

Altro consiglio spassionato è quello di sentire al telefono il consulente che ti verrà affidato in automatico al momento dell’iscrizione gratuita, anche se non si ha fatto nessun deposito, certo non prendere per oro colato tutto quello che dice, anche perchè ricorda che lui/lei ci guadagnerà a prescindere dal tuo conto trading, quindi impara una strategia ma poi seguila e perfezionala, ma attingi a più informazioni possibili, anche perchè sono molto disponibili  a spiegarti bene come funzionano certi meccanismi.

Con questo non vogliamo assolutamente spingerti a investire , ma informarti.

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Cybercrime, la minaccia globale che fa tremare l’economia digitale

Il maxi-attacco Wannacry ha messo a nudo la debole protezione di aziende tutto il mondo. Chi fa business rischia di perdere clienti, ricavi e reputazione. La sfida è fare della cybersecurity una priorità.

di Andrea Frollà
Cybercrime, la minaccia globale che fa tremare l’economia digitale Se il 2016 è passano agli onori delle cronache digitali come l’anno nero del cybercrime, il 2017 rischia di sfilargli questo triste primato ben prima del prossimo Capodanno. Le maxi-violazioni a Yahoo o gli attacchi hacker alla rete energetica in Ucraina di fine dicembre hanno avuto effetti importanti, ma la loro portata è stata limitata a un’azienda specifica o a un’area geografica. Nulla a che vedere con la capillarità globale del ransomware Wannacry, che fra il 12 e il 13 maggio scorsi ha infettato 200mila sistemi informatici sparsi in 150 Paesi nel pianeta, colpendo i pc non aggiornati di ospedali, università e utenti.

A oltre 10 giorni dall’offensiva informatica il bilancio è meno tragico di quanto avesse fatto presagire. Gli hacker, stimano le società di sicurezza informatica, non sono arrivati nemmeno a 100mila euro di bottino e poco più di 200 utenti hanno ceduto al ricatto. Al di là dei risultati più o meno in line con le premesse, a Wannacry va paradossalmente attribuito un grande merito: mostrare al mondo, nel modo più eclatante possibile, quanto oggi la cybersecurity sia sottovalutata da imprese e pubbliche amministrazioni. E soprattutto quanto sia in pericolo chi fa business. Per bloccare un pc, non proprio uno strumento secondario nell’attività quotidiana di chi lavora, è bastato un ransomware propagato via e-mail, vale a dire un’arma informatica particolarmente innovativa e complicata da elaborare.

Ma il cybercrime è sempre più in grado di penetrare diversi sistemi connessi a Internet e, con l’avvento dell’industry 4.0 e l’atteso boom di IoT e 5G, la qualità e quantità degli attacchi è destinata ad aumentare. Per le imprese si tratta di una minaccia di proporzioni enormi e tutte le società di cybersecurity segnalano la grave perdita di clienti, ricavi e reputazione che subisce l’azienda, piccola o grande che sia, colpita dai criminali informatici.

Difendersi, giocando soprattutto d’anticipo, è possibile e ormai necessario. Le minacce informatiche, spiega l’Osservatorio Information Security & Privacy della School of Management del Politecnico di Milano, diventano sempre più parte integrante del tessuto digitale aziendale e non è possibile evitare al 100% una violazione della sicurezza, così accanto all’approccio tradizionale basato sulla protezione dei sistemi, le aziende stanno cominciando ad adottare una logica di anticipazione delle minacce. «Il cybercrime è una minaccia concreta anche se spesso invisibile, in grado di condizionare il mondo, come dimostrano i quotidiani fatti di cronaca, che richiede nuovi strumenti e modelli per farvi fronte – spiega Gabriele Faggioli, responsabile scientifico dell’Osservatorio e ceo di P4I, società di advisory e coaching del gruppo Digital360 – Cloud, big data, Internet of Things, mobile e social necessitano di nuove risposte non più rimandabili. Servono modelli di governance, progettualità e soluzioni per affrontare la trasformazione».

Sfida che riguarda da vicino anche le Pmi. Nel 2016 il 93% delle piccole e medie imprese italiane ha dedicato budget dedicato alla cybersecurity. Tuttavia il livello di maturità e consapevolezza su questo fronte non è eccezionale. Le principali motivazioni agli investimenti, rileva l’Osservatorio del Polimi, sono infatti l’adeguamento normativo (48%), spinta dalle nuove regole europee in materia di privacy, e gli attacchi subiti in passato (35%). Ancora manca dunque una logica predittiva. Un dato abbastanza grave è quello relativo al 25% di Pmi che si fa guidare dal buon senso, senza un approccio tecnologico definito. Segno di una cultura digitale scarsa, che espone ulteriormente le aziende alle nuove frontiere del cybercrime.

 

Tratto da Repubblica

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Economia digitale, la crisi delle competenze spaventa le HR

L’Osservatorio HR Innovation Practice del Polimi disegna un quadro in chiaroscuro: nei prossimi 2 anni aumenterà l’offerta di lavoro ma trovare talenti digitali sarà difficile. Cloud, mobile e analytics ancora poco sfruttati

Lo sviluppo di cultura e competenze digitali è la principale sfida del 2017 e le direzioni delle risorse umane sanno di dover giocare un ruolo da protagonista nella digital transformation. La quasi totalità si è già mossa per affrontare la sfida digitale con iniziative specifiche, in particolare con progetti di open innovation e, a dispetto degli scenari più foschi, emerge un nuovo ma cauto ottimismo sulle prospettive occupazionali.

Sono queste le principali indicazioni che emergono dall’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, presentata stamattina al convegno “Costruire l’organizzazione del futuro partendo dalle persone: il ruolo della direzione HR nella Digital Transformation”. La ricerca, che ha coinvolto oltre 170 HR Executive di medio-grandi aziende operanti in Italia, disegna uno scenario confortante rispetto al rapporto fra innovazione digitale e risorse umane, pur segnalando alcuni ostacoli.

Il 47% dei direttori HR pensa che nei prossimi 2 anni la trasformazione digitale genererà una richiesta di nuovo personale. Ma si prevede una crisi di competenze: per il 97% dei referenti HR sarà necessario adeguare le skill dell’organico aziendale (per il 69% di tutte le persone, per il 28% solo di alcuni). Intanto, i lavoratori non vedono in un impatto imminente, ma entro i prossimi 10 anni il 55% ritiene che il proprio lavoro subirà cambiamenti o non esisterà più per effetto della digitalizzazione.

La partita HR non riguarderà solo il supporto dell’organizzazione, ma anche la modifica dei processi utilizzati, che dovranno utilizzare più cloud, mobile, social e analytics. Oggi l’uso in almeno un processo è limitato a una minoranza (22%). Alcuni ambiti di questi ambiti sono tuttavia già ben sviluppati: i social sono utilizzati dal 68% delle aziende per almeno un processo delle risorse umane.

Tra le priorità delle direzioni HR acquista sempre più importanza quella di attrarre e trattenere talenti, in particolare attraverso politiche di employer branding: il 48% delle aziende le adotta già e il 16% lo farà nel 2017. Per ricercare i candidati, i canali più utilizzati sono le segnalazioni (indicati dall’83% dei responsabili HR) e i social network professionali (81%), seguiti da agenzie del lavoro (76%), dai corporate career site (76%) e dalle società di ricerca e selezione (76%).

“Le direzioni HR sono ormai pienamente consapevoli che la digital transformation avrà un impatto significativo sul mondo del lavoro nel prossimo futuro, soprattutto per la richiesta di nuove professionalità, la necessità di un aggiornamento continuo delle competenze digitali in azienda e la revisione continua dei processi – spiega Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio HR Innovation Practice -. Nei prossimi anni, la competitività e la sopravvivenza stessa delle organizzazioni dipenderanno dalla capacità di trasformare processi, prodotti e modelli di business per rispondere alle sfide della rivoluzione digitale. Alla radice di questa capacità, ancor prima che le risorse tecnologiche e finanziarie, ci saranno le competenze interne, il capitale umano dell’organizzazione”.

Le direzioni HR, aggiunge il direttore dell’Osservatorio Fiorella Crespi, “sembrano aver compreso che le tecnologie possono essere a supporto delle loro attività. Oggi tuttavia il livello concreto di adozione di queste tecnologie e per lo più nelle fasi iniziali”.

In occasione del convegno, l’Osservatorio ha assegnato gli HR Innovation Award 2017 alle organizzazioni che si sono distinte per la capacita` di utilizzare le tecnologie digitali come leva di innovazione e miglioramento dei principali processi di gestione e sviluppo delle risorse umane. Sono state premiate: Allianz, Amplifon, Heineken, Intesa Sanpaolo, Leroy Merlin, Retail Care, Sace e Siram.

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